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cura di Gianna Giraldi
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Fosco
Maraini ci ha lasciati il giorno 8 Giugno 2004. Fra
le sue volontà c'era quella di non avere funerali religiosi
e così è stata organizzata una cerimonia di commemorazione
il giorno 10. Durante la cerimonia è stata consegnata
ai presenti una lettera che Fosco Maraini aveva preparato
per questo evento. Essendo una lettera "pubblica",
crediamo di fare buona cosa mettendola a dispozizione
di tutti coloro che la vogliano leggere, visti i contenuti
e la poesia del testo
Curteis est Deus ki tut cria
Qui tut guverne e tuit fet a
Lettera al prete Gianni,
versione anglo-normanna
di Reanz d’Aundrel
(sec.XIII)
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Cari Amici,
Sono desolato di costringervi ad un raduno così
insipido e squallido, com’ è sempre un funerale laico…Sarebbe stato
indubbiamente bello ritrovarsi tra canti, incensi musiche e fiori, sotto alte e
storiche navate della nostra cara Firenze! Lo so, lo so… Ma purtroppo un minimo
di coerenza me l’ha impedito.
Ecco, mi chiederete, dove stai? In quale posizione
spirituale ti sei sentito di lasciare il pianeta, per l’enigmatico viaggio che
tutti ci attende?
Vi dirò che un momento fortemente determinante della
vita è stato il soggiorno di parecchi mesi a Gerusalemme, durante gli anni 1965
e 1966, quando la casa Harcourt Brace di New York mi commise un testo sulla
famosa città, centro delle tre maggiori religioni: il libro uscì poi nel 1969
col titolo “Jerusalem, Rock of Ages”.
La visita alla città fu anche occasione di una
lettura ponderata ed attenta sia della Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) sia
del Corano (nell’ottima edizione dell’amico Alessandro Bausai). Tra i miei
libri chi vorrà potrà trovarvi “le Bible de Jerusalem” (mi capitò in Francese…)
ed il Corano, pesantemente sottolineati…
Queste esperienze riportarono in primo piano il
problema delle Rivelazioni. Se esaminiamo con animo veramente libero, diciamo
con la prospettiva CITLUVIT (“Cittadino Luna Visita Istruzione Pianeta Terra”)
il problema delle Rivelazioni, ci accorgiamo subito che esse non si limitano alle
tre più famose e che si irraggiano in qualche modo da Gerusalemme. Occorre
allargare l’orizzonte anche al pensiero di Zoroastro, e senz’altro ai Rishi
dell’Induismo. E perché trascurare il Buddismo? La Saddharma Pundarika non è
anch’essa una “Rivelazione”? Proseguendo l’indagine si viene a scoprire che,
nel panorama delle religioni, le Rivelazioni sono moltissime: si va da quella
dei Mormoni a quella dei Bahai, dai messaggi del Cao-Dai Vietnamita alle
scritture del Tenri-Kyo Giapponese.
Un piccolo dizionario delle Religioni della Garzanti,
ne elenca, mi pare, ben 38!
Di fronte a questa falange di Rivelazioni ci si
chiede: Gentile Signore Iddio, quale è il tuo vero, autentico messaggio? Non
starai giocando con l’uomo? Quali sono le garanzie che una Rivelazione sia
autentica e l’altra no?
Dinanzi a questo problema, che mi s’è posto in
termini di particolare evidenza, data l’esperienza personale di viaggi e la
familiarità con più civiltà lontane tra di loro, ho optato per la Rivelazione
Perenne; cioè il regime religioso in cui Dio parla, per chi vuole ascoltarlo,
non attraverso messaggi singolari concessi in punti particolari dello spazio ed
in momenti particolari del tempo (Rivelazione Puntuale), bensì sempre ed
ovunque, nella natura e nella vita umana intorno a noi. Tutto si presenta come
Rivelazione, basta sentirla, vederla, leggerla.
Direte: questo va bene per il bello, per il sublime,
per la neve sui rami degli alberi nel sole dell’alba, per le onde del mare che
si frangono sulle rocce al chiaro di luna, per il vento tra le fronde nella
foresta, ma è rivelazione anche il brutto, il male, l’orrore…? La risposta
inevitabile è si. In un certo senso il male è più rivelatore degli ovvi bene e
bello, in quanto è più misterioso. “Dio, chi sei, se permetti la morte, le
sofferenze di questi bambini?” Più il mistero si fa grande e terribile, più
invita a sentimenti aperti all’angoscia, feriti dagli orrori.
In questa ottica Gesù resta sempre un grandissimo
uomo, con Mosè e Muhammad, nonché col Buddha e con Lao-Tsu, ma non lo chiamerei
“Figlio di Dio” (forse ingegnosa, geniale invenzione di San Paolo?).
Nella Rivelazione Perenne ho trovato grande pace e
serenità. Dirò che la Rivelazione Perenne mi sembra nettamente superiore alla
Rivelazione Puntuale per svariate ragioni.
Si è esercitata sempre,
da quando i primi uomini hanno cominciato a rivolgere gli
occhi al cielo con
ansia o con gratitudine, con speranze o col senso del mistero. Non sussiste il
fatto strano, incomprensibile, di un’umanità ante-Rivelazione, di gente antica
pagane, di selvaggi e irredenti, e simili, con l’apparizione della salvezza ad
un momento così tardo della storia umana. In regime di Rivelazione Perenne
anche gli uomini di Neanderthal sono nostri stretti, cari fratelli in ispirito,
come lo sono quelli di epoche ancora più remote.
La Rivelazione Perenne
esclude la possibilità di recrudescenze fondamentaliste, per
cui i credenti in
una data Rivelazione finiscono col desiderare l’eliminazione fisica dei
credenti in altre, diverse dalla loro. Questa mostruosa possibilità si è
avverata molte volte in passato – basti pensare alle Crociate, alle stragi
dovute alla conquista delle Americhe, alle guerre di religione in Europa ed in
ogni continente-, si potrebbero citare tesi a centinaia: bastano due per tanti.
Scriveva il padre Francesco Paniragola(1548-1594) nelle sue Lezioni sopra i
Dogmi (Ferrara 1585):” Quando il Signore ti farà la grazia che tu vinca genti
infedeli, non perdonar loro, ma ammazzali”. E talvolta perfino i gentili
Buddisti riuscivano a rigirare le loro concezioni sulla reincarnazione in modo
preoccupante. Afferma il Jaschky nel suo Tibetan Dictionary (P.123) che:” according to
Tibetan belief it is an act of mercy to kill an enemy of a Buddhist faith and
thus prevent him from accumulating more sin”… L’ecumenismo resterà sempre parola o vuota, o ipocrita, se ciascuno
rimane inserito, assiso con la cintura di sicurezza, nella propria Rivelazione.
Solo la Rivelazione Perenne, collegata alla Natura e non alla Storia, può
condurre verso una profonda e sentita unificazione spirituale fra gli esser
umani.
In regime di
Rivelazione Perenne viene radicalmente superato ogni possibile dissidio
tra
religione e scienze, sia umane che della natura. La scienza diviene anzi “lo
studio della Rivelazione Perenne”: si trasforma in opera di religione, in
collaborazione coi mirabili piani occulti di Dio.
La Rivelazione Perenne
unifica in un sol fascio tutti gli esseri umani, dal più vile nativo
dell’isola
più remota, ai massimi luminari del sapere, nei centri più prestigiosi delle
civiltà più avanzate.
Ancora una volta, cari Amici, perdonatemi per non
avervi fornito un addio più festoso e meglio consacrato dalle tradizioni, ma
spero che adesso mi comprenderete.
Fosco
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