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Jigoro
Kano nel Ju no Kata
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Nel
nostro paese si sente spesso parlare dei cambiamenti che il Kodokan di Tokyo
apporta ai Kata del Judo. Alcuni asseriscono che il Kodokan fa questo per
motivi economici, potendo così contare sul fatto di vendere libri e cassette e
di inviare tecnici in ogni parte del mondo per spiegare il “nuovo” Kata. Altri
parlano di una perdita culturale del patrimonio del Judo che porta al
verificarsi di cambiamenti e distorsioni nella nostra disciplina. Altri dicono
che tutto questo è assolutamente falso, ed il Kodokan pratica i veri ed
originali Kata di Kano Jigoro. Dove
sta la verità? Hanno ragione gli uni o gli altri? In
realtà possiamo affermare che sbagliano entrambi i sostenitori di queste
opposte ragioni. Possono
parlare della venalità del Kodokan e dei suoi insegnanti solo coloro che non
hanno avuto diretto contatto con questi, in quanto i compensi ricevuti
ordinariamente da tanti più o meno famosi insegnanti italiani superano di ben
lunga quanto viene richiesto dal
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Kodokan o dai suoi insegnanti.
Sono da segnalare
casi in cui gli insegnanti del Kodokan prestano il loro servizio addirittura
sotto forma di volontariato gratuito. D’
altra parte dire che i Kata sono rimasti immutati dai tempi di Kano è
senz’altro falso, ma quello che va compreso è come, perché e quanto i Kata
siano cambiati. In
realtà non c’è stato lo stravolgimento che i sostenitori della tesi
apocalittica sostengono essere avvenuto, e le ragioni che hanno generato le
mutazioni sono radicalmente diverse dalle motivazioni da loro supposte. Per
capire questo dobbiamo considerare come i Kata di Judo si siano sviluppati.
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L’anno
della fondazione del Judo è il 1882, anno nel quale Kano fonda il Judo Kodokan
presso il tempio di Eishoji. Questo
non significa che Kano abbia stabilito allora i Kata del Judo, ma che da allora
è iniziato il cammino che ha portato alla loro creazione. Nel
corso della vita di Kano i kata sono cambiati radicalmente, subendo modifiche
profondissime. Nel
primo Judo il Nage no Kata era di dieci tecniche e così anche il Ju no Kata.
In
seguito Kano li portò a 15 tecniche ciascuno. Nel primo Judo i Kata avevano uno
svolgimento assolutamente informale, ma via via nel tempo le caratteristiche
formali dei Kata si andarono sempre più definendo. Per questo possiamo dire che
un Kata dei primi del novecento era ben diverso dallo stesso Kata praticato
poco prima della morte di Kano. Kano cerco di affinare e migliorare i Kata del
Judo continuamente, avvalendosi della collaborazione dei suoi migliori
insegnanti del Kodokan e dei grandi Maestri di Ju Jitsu dei suoi tempi. Testimonianza
di questo è il congresso del 1907 tenuto al Butokukai di Kyoto per stabilire la
forma del Randori
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no Kata. Come tutti sanno a questo raduno erano presenti i
migliori Maestri di Ju Jitsu di allora i quali, insieme a Kano, apportarono
modifiche e miglioramenti. Kano
ha continuato a lavorare sui kata fino alla propria morte. Alcuni scrivono che
egli lasciò incompiuto l’Itsutsu no Kata. Credo piuttosto che Kano non avesse
terminato il lavoro di limatura e correzione di questa forma, che peraltro
esisteva antecedentemente al Judo dato che il GoKui no Kata di Tenshin Shin Yo
Ryu risulta praticamente uguale all’Itsutsu no Kata. Storia
a parte è quella del Koshiki no Kata, che Kano ha preso da Kito Ryu Ju Jitsu.
E’
interessante notare che alcuni dei migliori allievi di Kano avevano praticato
in precedenza Kito Ryu. Nagaoka, Isogai e altri già conoscevano Kito Ryu no
Kata, poi chiamato da Kano Koshiki no Kata, prima di trasferirsi al Kodokan. Da
città a città, da scuola a scuola, anche nello stesso stile esistevano forti
differenze, ed è anche per questo che il Koshiki no Kata di Nagaoka differiva
in parte da quello di Isogai, che non era del tutto uguale a quello di
Yamashita e così via. E’
interessante notare nei filmati di Kano con Uke Yamashita ed in quello che vede
Yamashita Tori ed Uke Nagaoka già sussistere differenze fra le due esecuzioni.
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Altro
problema era che alcuni avevano studiato al Kodokan in un certo periodo
storico, altri decine di anni dopo e per il fatto di aver studiato in un
periodo diverso dagli altri, alcuni insegnanti praticavano Kata oggettivamente
diversi. Prima della seconda guerra mondiale le possibilità di spostamento in
Giappone erano più difficili e le possibilità di scambio più rare, così fra regione e regione del Giappone erano
nate differenze nel modo di fare Kata e specializzazioni tecniche che le
contraddistinguevano. Il
Giappone sprofondò nella guerra poco dopo la morte di Kano che fu nel 1938.
Quando il Kodokan, terminato il conflitto, si trovò a dover riorganizzare il
Judo, constatò l’esigenza di procedere ad una standardizzazione dei kata per
superare le tante differenze nate fra zona e zona del Giappone. Il primo atto
decisivo di questo processo avvenne nel 1960, quando fu standardizzata la forma
di Nage e Katame no Kata che, come chiunque può constatare anche leggendo i
testi del Kodokan tradotti in questo sito, non differiscono dalle forme attuali
praticate al Kodokan. Dal
1960 in poi fu proseguita la standardizzazione, Kata per Kata, in tempi molto
lunghi
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e dopo attente considerazioni. E’ stato solo negli anni ‘90 che l’opera
è stata terminata, con la standardizzazione di Koshiki no Kata. Nell’eseguire
l’opera di unificazione dei Kata sono state create commissioni di cui hanno
fatto parte i più grandi insegnanti del Kodokan e del Giappone, e non si tratta
quindi dell’opera o del volere di un singolo. Possiamo
dire che i Kata oggi hanno una forma definita e definitiva, anche se nel tempo
non è assolutamente escluso che possano essere ancora applicati piccoli
cambiamenti volti a migliorare l’esercizio. Questo perché il Judo nella sua
opera di perfezionamento non può avere termine e anche per il fatto che il Judo
è fatto e tramandato da uomini che, a volte anche senza volerlo, possono
inserire piccole differenze nell’esercizio dovute al proprio stile, ai propri
studi o alla propria storia personale. Tuttavia può trattarsi solo di
lievissimi particolari in quanto esiste un testo ufficiale, dovuto alla opera
di standardizzazione del Kata, a firma della Commissione del Kodokan e nuovi
cambiamenti non possono essere apportati da singoli. Possiamo
dire che Kano ha modificato i Kata per migliorarli, i Maestri Decimo Dan che
gli sono succeduti hanno lavorato per consolidare la forma e terminare l’opera
mancante del Maestro (vedi l’Itsutsu no Kata). Le commissioni preposte dal
Kodokan a partire dal 1960 hanno lavorato per unificare la forma in tutto il
Giappone e preservare la corretta tradizione. Attualmente
il Kodokan, come da sua tradizione, ha una Commissione Kata ed i rappresentanti
di questa presiedono le lezioni del Koshukai, ovvero il meeting annuale in
cui vengono insegnati i Kata e vengono effettuati gli
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Osawa
Yoshimi Sensei 10° Dan
con
Sato Tadashi
8° Dan
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esami che sanciscono la
competenza negli esercizi di coloro che si iscrivono a sostenere una prova.
Come
mai ci sono però tante differenze con i Kata che vengono praticati in Italia?
Se
la revisione del Koshiki no Kata è terminata relativamente di recente, oramai
il Nage no Kata ed il Katame no Kata hanno una loro forma standard da ben 43
anni. A
mio avviso questo è dovuto a molteplici fattori:
- Alcuni
insegnanti giapponesi che hanno diffuso i Kata in Italia sono arrivati
prima del 1960, spesso in giovane età, senza aver potuto fare un
approfondito studio di tutti i Kata e prima della loro unificazione.
- Molti
italiani che hanno praticato i Kata con alcuni insegnanti giapponesi in
sporadiche occasioni, hanno diffuso errate convinzioni a causa di
incomprensioni e sbagliate
interpretazioni di quanto insegnato.
- E’
innegabile la tendenza di alcuni insegnanti italiani ad “inventare” i loro
Kata con bizzarre accuse di mancanza di competenza e comprensione della
tradizione da parte del Kodokan.
Di
certo la percezione di quello che sia il Kata è molto diversa da parte dei non
giapponesi rispetto a coloro che sono nati e cresciuti nella cultura di origine
del Judo. A
volte viene ricercato nei kata una specie di codice segreto da capire e
interpretare, come se il cuore del Kata somigliasse ad un mistero alchemico.
A
volte il contenuto del Kata viene invece completamente dimenticato, nella
convinzione che l’esercizio in fondo serve solo a superare un’esame di grado.
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I
migliori insegnanti giapponesi ci ricordano continuamente che il Judo deve
essere capito con il corpo e non con la mente. Il messaggio che il Kata ci
rivolge non è messaggio intellettuale, anche se la teoria, la cultura, la
storia del Judo possono e devono essere un ottimo ausilio allo studio, ma non
il suo cardine, che rimane nella pratica. Per
praticare bene abbiamo bisogno dell’aiuto di un Maestro, che potrà aiutarci a
studiare, a migliorarci e a non perderci in congetture e speculazioni non solo
inutili ma dannose. Lo
studio e la speculazione tesi alla soddisfazione della nostra mente
contribuiscono solo allo sviluppo del nostro ego, fine diametralmente opposto
allo studio del Judo. Praticare
i Kata significa ancora una volta ritrovare il nostro cuore di principiante,
senza il quale ci è preclusa ogni possibilità di reale sviluppo. Credo
che l’unica cosa da fare sia spogliarci delle nostre presunzioni e del nostro
falso sapere e cominciare serenamente a studiare. Penso
sia meglio studiare il più possibile con buoni Maestri, documentarsi, leggere
libri, ma soprattutto praticare e praticare ancora, perché il messaggio del
Kata, come del Judo in generale, possa arrivare non alle nostre orecchie, ma al
nostro cuore e al nostro corpo.
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