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Go
no Kata
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La didattica delle discipline facenti parte del Budo
è tradizionalmente formata dall’esercizio dei Kata. A questa prassi fa
eccezione unicamente l’Aikido, dato che il suo fondatore non volle creare degli
esercizi prestabiliti per il suo studio, anche se alcuni grandi insegnanti di
questa arte (ad esempio Tomiki Kenji) crearono in seguito alcuni Kata per
facilitarne l’apprendimento. Tutti gli stili di Jujitsu hanno il loro
fondamento nello studio dei Kata, ed ogni scuola ha nella sua tradizione una
folta schiera di esercizi creati per permetterne lo studio e la
trasmissione. Il Judo, essendo diretto
discendente della tradizione del Jujitsu, ha mantenuto questa consuetudine e
nella sua concezione originale viene tramandato con una attenzione particolare
alla pratica dei Kata. Nella storia del Judo sono stati creati vari Kata,
alcuni dei quali sono giunti fino a noi senza modifiche mentre altri sono stati
profondamente cambiati nel tempo. Ad esempio il Nage ed il Ju no Kata originalmente
erano formati da dieci tecniche, alle quali ne furono aggiunte altre cinque in
un momento successivo. Il Koshiki no Kata preesisteva al Judo essendo un
esercizio del Kito Ryu Jujitsu, mentre l’Itsutsu no Kata è diretto discendente
del Gokui no Kata di Tenshin Shin Yo Ryu. Il Kime no Kata è stato creato con
l’apporto di vari Maestri di Jujitsu mentre il Kodokan Goshin Jitsu è stato
concepito agli inizi degli anni ’50. Il Katame no Kata, pur derivando dalla
esperienza di Tenshin Shin Yo Ryu e conservando molte caratteristiche estetiche
di questo stile, contiene vari elementi originali del Judo, dato che nel
vecchio Jujitsu le Osae Waza erano radicalmente diverse. Negli anni, ad opera delle varie commissioni
che si sono succedute all’interno del Kodokan, tutti questi Kata hanno subito
leggere modifiche, volte a migliorare i vari esercizi. Alcuni insegnanti hanno
creato esercizi studiati per permettere lo studio di determinati elementi del
Judo. E’ questo il caso del Nage Ura no Kata di Mifune Kyuzo , dove si analizza
la teoria dei contrattacchi.Molti insegnanti hanno creato la loro forma di
Goshin Jitsu, come ad esempio Mifune, Oda e Ito, ma questi esercizi, come anche
il Nage Ura no Kata, non sono mai divenuti Kata ufficiali del Kodokan.
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Oltre ai
sette Kata riconosciuti dal Kodokan, nel passato altri esercizi erano forme
ufficiali di questo istituto, ma nel tempo la loro pratica è stata abbandonata
e non venendo attualmente insegnati sono pochi coloro che sono in grado di
praticarli. E’ Questo è il caso ad esempio del Sei Ryoku Zen Yo Kokumin Taiku
no Kata. I primi Kata del Kodokan furono
generalmente ideati intorno al 1888, ma fino dalla nascita del Judo veniva
praticato un Kata derivato dalla esperienza del Jujitsu, volto ad insegnare la
teoria alla base del Nage Waza ed il corretto uso della forza, il Go no Kata.
Questo esercizio ha alla sua base sia il Tenshin Shin Yo Ryu che il Kito Ryu,
oltre agli studi personali di Jigoro Kano. Nei primi tempi del Judo la tecnica
veniva insegnata senza adoperare nuovi Kata appositamente creati per questo.
Con l’aumentare degli allievi e la impossibilità di seguire personalmente ogni
nuovo iscritto, Kano pensò di creare un primo Kata che contenesse le basi del
corretto apprendimento del Judo.
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Il
Maestro Ochiai durante la pratica del Go no Kata
nella esecuzione delle tecniche di Sukui Nage e
Uki
Goshi
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Nacque così il Go no Kata, l’esercizio con il
quale gli allievi avrebbero potuto studiare le sette tecniche di Nage Waza che
nei primi tempi del Judo, Kano pensava fossero le più idonee per essere
insegnate. Inoltre avrebbero potuto imparare grazie a questo Kata alcuni esempi
di Riai e avrebbero migliorato la loro forma fisica. Il Kata conteneva inoltre
esempi di Renraku Waza e di Kaeshi Waza dando all’esercizio una particolare
completezza. Il Go no Kata fu abbandonato dopo la morte di Jigoro Kano ma
attualmente il Kodokan sta pensando di reinserirlo fra i Kata ufficiali e
ripristinarne l’insegnamento, ed una apposita commissione sta lavorando a
questo scopo. Si trovano molti scritti su internet che parlano di questo
esercizio ma, dato che gli autori non conoscono il Go no Kata, generalmente
sono pieni di inesattezze che aumentano la confusione intorno ad esso. In
questo Kata, contrariamente a quanto troviamo scritto, non vi sono Atemi,
infatti alcuni confondono il Go no Kata con il Go Ho no Ate, ovvero l’esercizio
della pratica degli Atemi nelle cinque direzioni. Non si tratta nemmeno di un
Kata volto al solo studio del Kaeshi Waza come alcuni hanno supposto, mentre
resta vera la correlazione di questo esercizio con il Ju no Kata.
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Una
tipica opposizione di forza
del
Go no Kata
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Lo studio
combinato di questi due Kata avrebbe dato al praticante la chiave per usare la
propria forza fisica in accordo con la teoria della cedevolezza. In alcuni
antichi testi questo Kata è chiamato anche GoJu no Kata, rimarcando la
correlazione fra l’uso della forza e lo studio della cedevolezza che viene
effettuata attraverso questo esercizio. Nel Go no Kata infatti si succedono
dieci tecniche che iniziano da una situazione in cui Tori e Uke usano la
propria forza fisica uno contro l’altro, fino a che Tori, cedendo in modo
appropriato o deviando la forza di Uke, riesce ad effettuare la tecnica
prestabilita. Si tratta di un ottimo esercizio per aiutare i principianti ad
acquisire una buona posizione, a imparare l’equilibrio nell’atto di sollevare
Uke, a comprendere le basi della strategia della tecnica e, come può suggerire
il nome, a migliorare la propria prestanza fisica.
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In ogni caso non si tratta
di un Kata pensato solo per sviluppare la propria forza fisica, ma per
utilizzare correttamente la forza di Uke durante l’azione. Il Maestro Nagaoka
10° Dan raccomandava di praticare questo esercizio prima di ogni lezione come
forma di riscaldamento e di preparazione per il corpo. Nagaoka inoltre ha
lasciato scritto che il Go no Kata contribuisce ad aumentare la forza di
volontà, la forza fisica ed il Ki. Purtroppo
non sono rimasti scritti di Jigoro Kano su questo Kata ma grazie ai libri di
Nagaoka e Samura è possibile attenersi alla forma originale dell’esercizio. In
Giappone il Go no Kata ha il suo massimo esperto nel Maestro Ochiai che ha
continuato a praticare questo esercizio fino ad oggi e grazie al quale sta lavorando
la commissione interna al Kodokan preposta allo studio di questo esercizio.
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Un
party all'Hitachi Club di Tokyo: Il Maestro Ochiai è il terzo in
piedi da sinistra,
in
piedi anche I Maestri Tanami e Kobayashi. Seduti da sinistra: Il
M° Okada, Yamamoto Sensei,
Akiyama
Sensei, Alessio Oltremari, Gianna Giraldi ed il M° Shiigi
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Nell’Ottobre
dell’anno 2000 nel Dojo di Bunkyo a Tokyo, grazie al Maestro Shiigi Munenori,
Alessio Oltremari è stato ammesso a studiare il Go no Kata sotto la guida del
Maestro Ochiai e attualmente un gruppo ristretto di Freebudo sta studiando insieme a lui la
pratica di
questo esercizio. Tutti i Kata di Judo sono pensati per rendere possibile lo
studio del Riai, ovvero della sinergia fra Tori e Uke che permette la riuscita
della tecnica. Il Nage no Kata, anche se viene richiesto per l’esame a primo
Dan, comporta una serie di tecniche molto difficili e un Riai particolarmente
complesso. Questo ne rende difficile l’insegnamento ai bassi gradi,
disincentivando a volte lo studio del Kata o ritardandone l’inizio della
pratica. Il Go no Kata per il fatto di non avere cadute (le tecniche di
proiezione si interrompono come nel Ju no Kata) si presta ad essere un ottimo
esercizio per iniziare la pratica dei Kata e permette di rimandare lo studio
del Nage no Kata, abituando ugualmente gli allievi alla pratica degli esercizi
prestabiliti.
Le tecniche che compongono il Go no Kata sono:
1 Seoi Nage
2 Ushiro Goshi
3 Sukui Nage
4 Hidari Seoi Nage
5 Uki Goshi
6 Hadaka Jime Koshi Kudaki – Koshi Kudaki significa rompere la
posizione delle anche di Uke
7 Tobi Goshi Uki Goshi – Tobi Goshi è un modo di applicare le
tecniche di Koshi Waza in contrattacco
8 O Soto Otoshi
9 Ushiro Goshi – la tecnica viene applicata diversamente rispetto
alla seconda tecnica di questo Kata
10 Kata Guruma
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