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Presi l’aereo per la prima volta nella mia vita. L’aereo
era della JAL (Japan Air Line), che aveva appena iniziato i voli per l’America
(1952). L’aereo era a quattro eliche con la bandiera del sole levante sulla
fusoliera. Attraversare l‘oceano era il mio sogno fin da piccolo. Ma per quale
sorta di favola andavo in quel paese che era stato nemico fino a quando era
stato concluso il trattato di pace (1951) dopo un periodo di sei anni di
occupazione militare? Mi sentivo immerso da una profonda emozione. Ecco il
Golden Gate Bridge, simbolo di San Francisco: mai visto un ponte così bello e
grande. Mi resi conto dell’alto livello della ingegneria civile e del potere
della nazione ex nemica. I grattacieli, le autostrade, il flusso delle macchine
di lusso mi evocavano una metropoli futuristica, che avevo viso, da piccolo, nei
fumetti. Le case, i cibi, gli abiti…tutta la realtà intorno superava le proporzioni
giapponesi e mi sentivo guardandoto
dall’alto con alterigia.Infatti non c’era quasi niente di buono da esportare
dal Giappone e di cui essere orgogliosi…il popolo giapponese viveva a malapena, sommerso dalla depressione
economica. Televisore, frigo e aspirapolvere, erano soprannominati “ I Tre
utensili sacri delle divinità”. Erano una meta irraggiungibile, ed erano gli oggetti
ardentemente desiderati da tutte le massaie. Il Governo mancava delle risorse
finanziare per gli investimenti pubblici e le industrie manifatturiere
ansimavano per la mancanza di fondi. Automobili, motociclette, macchine
fotografiche ecc., funzionavano, ma si guastavano subito, ed erano per di più
di linea rude e goffa. Insomma, “made in Japan” era l’etichetta dei prodotti
“basso prezzo, pessima qualità”. La missione nipponica fu accolta entusiasticamente
dappertutto: a San Francisco, a San Josè, a Fresno, a Los Angeles e ad Honolulu.
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Los
Angeles negli anni '50
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Facevamo allenamenti e competizioni con gli americani, anche se devo dire che la
metà degli atleti degli Stati Uniti con cui combattevamo erano di origine
giapponese, proprio coloro che durante la guerra erano stati messi nei campi di
concentramento, solo perché di razza gialla. Tale provvedimento irrazionale non
era stato preso nei confronti degli americani di origine tedesca ed italiana. I
praticanti di Judo americani ci riservarono un ottimo benvenuto e una buona ospitalità.
Nella città di Fresno la delegazione giapponese fu invitata ad alloggiare ospite
delle famiglie locali, dividendoci in varie case. Io ed un mio compagno fummo
ospiti di un avvocato di origine scozzese. Era una buona famiglia, gentile e
allegra, con due bambini assai incuriositi da noi. A tavola ci facevano, una
dopo l’altra, delle domande assai banali. Certo, immaginavo che il padrone di
casa e sua moglie non avrebbero potuto parlare agevolmente con noi, dato che
era ben limitata la nostra conoscenza dell’inglese, eppure alcune domande fatte
dall’avvocato mi annoiavano: ”Da voi cosa mangiate, solo riso e pesce?”,
“Esiste l‘ascensore in Giappone?”, “ E la macchina?”, “E’ vero che al bagno
pubblico vanno insieme uomini e donne?". Sapevo che quelle domande non avevano
nessuna malizia, ma mi faceva venire i nervi il suo tono di voce, simile a
quello di una predica fatta da un bonzo o da un maestro d’asilo.
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