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Spesso nel mondo del Budo italiano troviamo un modo di
sentire le discipline che pratichiamo in modo molto diverso da come avviene in
Giappone. Fra questi due modi di concepire
ci sono tantissime differenze che meriterebbero una analisi accurata. Il
senso della pratica, la figura del Maestro e tantissimi altri argomenti
avrebbero diritto ad una analisi approfondita, ma in questo caso quelle che
seguono sono solo alcune considerazioni sui primi due punti. E’ interessante
notare come molti aspetti delle discipline del Budo e del Bujutsu siano stati
rivisitati, interpretati e quindi modificati al momento del loro ingresso nel
mondo occidentale. E’ come se la mancanza di conoscenza della cultura di
riferimento di queste discipline avesse lasciato spazio ad un grosso margine
interpretativo, le cui lacune sono state colmate utilizzando tanti luoghi
comuni della nostra cultura. Ad esempio è noto a tutti come la mancanza di
comprensione del concetto di percorso di sviluppo personale, contenuto
all’interno del significato della parola “Do” (la Via), abbia lasciato spazio
alla reinterpretazione sportiva del Judo, del Kendo e del Budo in generale.
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Jigoro
Kano creando il Judo ha voluto sottolineare
il valore della Via all'interno
della
pratica del Bu Jutsu
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Come è noto lo sport in occidente contiene all’interno di sé le discipline di
combattimento (la lotta, la boxe, la scherma, etc.) ed i valori che essi
veicolano non sono diversi da quegli degli altri sport. La sviluppo corporeo,
la formazione del carattere, l’educazione ad accettare i valori della nostra
società, sono i cardini dello sport. Nello
sport non si parla di una evoluzione del praticante, ma della realizzazione di
chi egli è già, del potenziamento e dello sviluppo delle sue esistenti qualità
e non della sua evoluzione. Non si ricerca la trasformazione di un uomo in un
nuovo uomo attraverso una evoluzione che porti l’individuo ad avere uno
sviluppo diverso da ogni sua precedente intenzione. La ricerca del risultato,
l’esaltazione del campione, l’allenamento sportivo, l’affermazione personale
non sono concetti presenti nel Budo. La pratica delle discipline del Budo messa in relazione con la difesa personale o quello che viene
definito “Street Fighting”, è una ulteriore degenerazione che si consuma grazie
al contatto con la cultura occidentale. In occidente ci si ostina a chiamare “Arti
Marziali”, quelle discipline che in Giappone solo nella loro peggiore
interpretazione furono tali e che invece per secoli hanno contribuito a formare
l’etica e la personalità di tanti uomini
che hanno contribuito a fare la storia culturale, politica e artistica di quel
paese. Allo stesso tempo non fanno parte del Budo in senso tradizionale,
nemmeno tante applicazioni sociali che attualmente, in particolar modo per il Judo, stanno
fiorendo ovunque.Benché sia lodevole occuparsi delle persone disabili o di
tutte quelle categorie di persone svantaggiate a cui spesso il Judo si
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rivolge,
questo non è nella tradizione del Budo. Questo perché il Budo non è un servizio
che viene rivolto a categorie di persone o di utenti, ma un cammino che può
essere solo intrapreso volontariamente a causa di una decisione presa
individualmente. E’ possibile utilizzare elementi presenti in alcune discipline
del Budo per creare qualcosa che possa essere usato come forma terapeutica o di
sostegno, sempre che quanto proposto sia realmente la cosa più utile per chi ne
fruisce. Questo tipo di pratiche però perdono il loro legame con il Budo e
divengono qualcos’altro. Anche un disabile o una persona svantaggiata può
praticare Budo se lo desidera, trarne anche molto giovamento, ma solo le sue
motivazioni derivano dall'interesse che nutre per la
pratica e dal piacere che gliene deriva. Kano Jigoro scriveva che il Judo inizia dove termina il
desiderio della vittoria o la paura della sconfitta, facendo chiaramente capire
che la pratica del Judo era una ricerca rivolta alla evoluzione personale. Un
maestro di una Arte del Budo è una persona che, percorrendo la propria Via, ha
raggiunto dei risultati tali da essere di esempio per gli altri. Un Maestro non
è necessariamente un insegnante. Un Maestro non insegna per forza con
regolarità e, a volte, non insegna affatto. Nei raduni per insegnanti che si
svolgono nel nostro paese spesso si spiegano le modalità
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con le quali cercare
di conservare in palestra il maggior numero di utenti. Si cerca di inventare
modi affinché gli allievi non si annoino e siano motivati alla pratica. Si
cerca di insegnare modalità con cui fare iniziare la pratica il prima
possibile, inventando forme di gioco o adattando le discipline stesse alle
varie necessità. Si arriva a considerare che il buon insegnante è colui che
riesce a soddisfare i bisogni di ogni allievo, dal bambino all’adulto.
L’insegnante diviene Pedagogo, Allenatore, Psicologo e, a volte, Maestro di
Vita. Tutto questo non è Budo. Secondo la cultura originaria del Budo, un
Maestro non ha bisogno degli allievi. Il Maestro, nei modi e nei tempi che
ritiene giusti, può indicare come raggiungere una meta a chi ne sia sinceramente
interessato. Il Maestro può solo trasmettere una tradizione. Solo chi ne è
veramente interessato, attraverso la pratica potrà, grazie all’aiuto di un
Maestro, trovare la sua strada e migliorarsi. La strada del miglioramento in
ogni caso è un percorso personale, non c’è insegnante che può compiere il Miracolo di trasmetterla
in forma spirituale. L’evoluzione è uno percorso individuale facilitato dalla
presenza di uno o più Maestri. E’ difficile trovare in Giappone qualcuno che si
è formato seguendo un solo insegnante. E’ interessante che spesso è proprio un
Maestro a consigliare all’allievo di studiare anche con un altro Maestro, suggerendogli
magari di approfondire con un altro
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Nakano
Shozo un 10° Dan di
Judo
ignorato in occidente che tanto
ha dato al Judo in Giappone
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insegnante una particolare materia in cui
questi eccelle.E’ quasi impossibile veder succedere questo in Italia, un po’
perché i vari insegnanti si tengono stretti gli allievi per motivi economici,
un po’ perché essere maestro, nella nostra cultura, ha una valenza diversa.
Nella nostra cultura c’è un solo Maestro, una sola luce, una sola verità, una
sola fonte, un solo Dio. “Non avrai altro Maestro al di fuori di me” è un
comandamento estremamente piacevole per molti insegnanti ma, per loro sfortuna,
non è mai stato scritto.

Una
opera di Miyamoto Musashi
un
grande uomo di spada e
allo
stesso tempo un grande artista
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