Il filo della tradizione                                                          di Alessio Oltremari

 

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero" (anonimo arabo).

Quando il Judo nel 1964 approdò alle Olimpiadi di Tokyo, tutti salutarono questo fatto come un evento veramente importante nella storia del Judo. In effetti lo fu, perché lentamente il Judo da allora ha cambiato il suo volto. Il Judo da allora si è allargato a macchia d’olio in ogni nazione, raccogliendo milioni di praticanti negli angoli più disparati del nostro pianeta. Alcuni tipi di lotta che non avrebbero mai avuto accesso agli onori Olimpici, si sono adattati a confluire nelle competizioni di Judo.

 

 

 

L'inizio della interpretazione sportivo-agonistica del Judo avviene in Giappone alla fine della II Guerra Mondiale. Sotto la spinta della Cultura delle forze vincitrici della guerra, si cerca di sostituire il Budo con lo Sport

 

E’ il caso del Sambo russo che introducendo nuove tecniche, atteggiamenti, prese e posizioni nelle competizioni,  ha costretto i praticanti di Judo a modificare la propria tecnica.  Questo per poter riuscire a competere con chi, di fatto, applicava un universo tecnico diverso dal Judo stesso. A volte si dice che una persona fa un Judo classico, altre volte che fa un Judo sportivo o moderno. Questi termini sono la testimonianza delle mutazioni avvenute in campo tecnico. A volte invece si parla dei valori del Judo, del suo valore formativo e “spirituale”. E’ interessante notare che questi presunti valori, nel diffondersi del Judo, hanno subito modifiche e soprattutto interpretazioni veramente discostanti dalla natura originale del Judo. In Europa e in America spesso sono state propagandate caratteristiche formative e educative  del Judo mutuate da temi propri della cultura occidentale. Tanti insegnanti ad esempio trasmettono valori cristiani, come se fossero usciti dalle parole di Jigoro Kano. Altri pensano al Judo come a uno sport da combattimento, paragonabile alla lotta o alla boxe. Ogni cosa ha il suo prezzo. Il Judo allargandosi si è decontestualizzato, trovando in tanti luoghi diversi tante nuove anime, che rischiano alla fine di modificare anche l’anima stessa del Judo giapponese, travolto dal ciclone di mutazioni che avviene intorno ad esso. E’ un po’ una conseguenza di questo momento storico.  E’ questa mutazione globale che ci circonda che va a influenzare le cose che più crederemmo immutabili.

Per fare un esempio, avviene  per il Judo qualcosa di simile a ciò che succede al grano. Immaginiamo la purezza del grano, alimento che ha sfamato generazioni e generazioni di persone nella grande generosità della natura. Un giorno qualcuno ha pensato che il grano fosse migliorabile, ed è andato a scovare un gene di uno scorpione, o di un serpente o di chissà quale altra pianta o animale per creare un nuovo mix genetico e, di fatto, ha creato un nuovo grano. Avremo una qualità migliore? Qualcuno farà affari d’oro? Sorgeranno alla lunga strane malattie? Non è questo il luogo per parlarne. Certo è che il nuovo grano una volta impiantato, una volta coltivato, portato dal vento o dagli uccelli,  si sposta.

Anche se pensiamo che esistano campi incontaminati, lentamente il grano modificato li raggiunge, fino a che non esiste più una vera coltivazione incontaminata del nostro antico e amato grano. Il grano originario rischia così di non esistere più. Per il Judo avviene la stessa cosa. Gli incroci genetici del Judo si diffondono e si allargano, fino a che diviene davvero difficile capire quale sia il Judo originario. Il Judo prima che qualcuno lo migliorasse inventando campionati e regolamenti, presunti valori del Judo e tecniche davvero furbe, tattiche astruse e colte didattiche, allenamento con i pesi e principi esoterici. D’altronde il tempo corre, e c’è bisogno sempre di qualcosa di nuovo da vendere al grande mercato del mondo. Non possiamo permetterci di rischiare di annoiare gli allievi che potrebbero preferire darsi allo skate board. Non c’è tempo per immergersi nel profondo mare del Judo, perché è cosa lunga e difficile che richiede l’impegno di una vita. E’ molto meglio rimanere in superficie, sguazzare fra gli spruzzi del mare in una allegra confusione, intrattenendosi nell’imitazione delle gesta dell’ultimo campione o dissertando eloquentemente fra dotti Maestri.E poi se davvero ci immergessimo nel profondo mare del Judo, cosa ne tireremmo fuori?

 

 

A destra Masahiko Kimura, in una delle manifestazioni organizzate dal Pro Judo (Professional Judo). Per fortuna l'idea di creare un Judo professionistico sportivo, fatto per dare vita ad eventi sportivi spettacolari a pagamento come ad esempio incontri di Boxe, fallì. Questo per la impossibilità di trovare sponsor adeguati, nonostante il sostegno di Maestri di Judo anche molto inflenti nella società, come Ushijima.

 

C’è qualcosa che possiamo vendere là in fondo? C’è qualcosa di cui ci si possa impossessare che dia fama o prestigio? C’è qualcosa che gli altri possano riconoscere che solo noi possediamo? Non c’è nulla di questo in fondo al mare del Judo. Nel lungo viaggio che si fa per esplorarlo nelle sue profondità esistono solo il viaggiatore, il viaggio e l’esperienza del viaggio. Qualcosa che se si racconta non si può spiegare e che non potendo essere venduta, non ha valore. Sto leggendo in questi giorni un libro molto bello “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani(Longanesi Ed.).

 

 

 

Tiziano Terzani

 

 

L’autore racconta di una sua grave malattia, e della storia interiore che essa genera o dalla quale forse essa è generata. Terzani osserva il mondo, le cose intorno e la vita in modo diverso. Da queste osservazioni nascono pensieri, con i quali l’autore regala al lettore un po’ della storia della sua evoluzione interiore. In un punto del libro, Terzani racconta di una medicina preparata in Amazzonia non da una fabbrica o da un dottore, ma da uno stregone, uno sciamano erede di una tradizione e di una antica cultura. Chi voleva avere questa medicina, un tempo doveva prepararsi ad un avventuroso viaggio. Una volta attraversata la giungla amazzonica e riuscito a trovare lo sciamano, colui che avesse voluto questa medicina, avrebbe dovuto trovare il modo di comunicare con esso, spiegare la sua storia, guadagnarne la fiducia necessaria affinché lo sciamano preparasse la sua pozione e gliela offrisse. Oggi qualcuno ha pensato di brevettare la famosa pozione e distribuirla, tanto che pare che in ogni erboristeria di New York essa sia facilmente reperibile. La medicina è fatta con ottima materia prima e con metodi di lavorazione certificati, ma nonostante che chi la vende guadagni assai bene, pare che essa non sia la stessa cosa della medicina del vecchio sciamano. Pare che essa non funzioni un gran che. Forse parte integrante della medicina era il viaggio fatto per raggiungere lo sciamano,  insieme ai pensieri e alle meditazioni che naturalmente avvenivano durante il viaggio stesso. Forse era la volontà di avventurarsi fra mille difficoltà pur di avere la pozione ad essere la vera medicina, o forse era lo sguardo dello sciamano. Il fatto è che non si può distribuire, commercializzare o vendere quello che in realtà è un percorso personale, un viaggio interiore.  Per esempio non si può con una videocassetta insegnare un Kata o una tecnica. Nemmeno con un libro è possibile farlo. Essi  sono solo strumenti che servono a indicare una strada, che però deve essere percorsa con le proprie gambe. Libri e video, quando sono ispirati da buone intenzioni, sono solo inviti a immergersi nel profondo mare del Judo, evitando di stare a galla. Il Judo non si può vendere, e nemmeno regalare. Chi imperversa nel mondo pensando di fare del Judo un bene di consumo in cui vendere professionalità, che potrà poi essere magari rivenduta ad altri, contribuisce alla rovina della nostra arte. Diffondendo il Judo in una rete di vendita, si finisce per trasformarlo nella medicina dello sciamano delle erboristerie di New York. Senza valore, Vuota, Inutile. Percorrere la strada del Judo da soli, basandosi solo sul proprio ingegno, solo sullo sforzo e sull’impegno personale è però impossibile. Così facendo, o si naufraga nell incapacità di proseguire la nostra strada o, nell' impossibilità di penetrare la realtà del Judo, creiamo una nuova realtà, a nostro uso e consumo. Nella vita e di riflesso nel Judo, abbiamo bisogno degli altri. La vita di un uomo è un ponte teso fra coloro che c’erano prima e coloro che ci saranno in futuro. C’è sempre qualcuno che è venuto prima di noi disposto ad aiutarci e qualcuno che, trovandosi dopo di noi,  aspetta solo una mano per riuscire ad avanzare. In questo sta la trasmissione della tradizione.

 

 

Opa Schutte insegna ad un bambino. Un ponte fra passato e futuro si realizza. Schutte è stato un cardine portante del Judo prima Olandese e poi Europeo. Un uomo che pur avendo iniziato tardi la disciplina ha meritato il rispetto dei migliori insegnanti del Kodokan di Tokyo. Egli ha contribuito a diffondere la tradizione del Judo in Europa.

 

E’ importante trovare un Vero Maestro che ci aiuti a progredire. Non un insegnante di uno stage di duecento persone, ma qualcuno con cui avere un rapporto personale nel tempo. Un Maestro che riconoscendo in noi una reale volontà di comprendere, ci inviti a immergersi insieme a lui nel profondo mare del Judo per vivere la propria esperienza. La trasmissione di una cultura, di una tradizione, non è legata alle leggi del commercio o a certificazioni Iso 9000. E’un rapporto da cuore a cuore, I Shin Den Shin. Se penso a questo mondo pieno di esperti, di persone professionali e competenti che, ben retribuiti di danaro o di gloria, fanno gomitate per essere le Star dei mille Stage che costellano la nostra penisola, mi viene voglia di un mondo diverso. Mi piace sognare un mondo dove i Maestri non spieghino quanto viene loro richiesto e insegnino solo quello che ritengano davvero utile, nel momento giusto.  Un mondo dove gli allievi più avanzati (Sempai) non ostentino la loro superiorità, ma dove tutti i praticanti condividano la voglia di progredire. Mi piace sognare un mondo dove Maestri e allievi partecipino tutti insieme a vivere l' esperienza della nostra disciplina e ne tramandino una tradizione che eviti di essere transgenica.  In cuor mio spero che il Judo diventi così orribile che nessuno sponsor, nessun spettatore, nessun psicopedagogista se ne interessi più. Spero che il Judo venga cancellato dalle Olimpiadi e si perda il vago ricordo di esso in quanto Sport. Spero nel prepensionamento di una sterminata orda di Maestri che, sguazzando nella superficie del Judo, hanno inquinato la sua tradizione con infinite modalità. Spero che i praticanti di Judo divengano almeno un centesimo degli attuali e, in questa apparente disfatta, emerga ancora una volta il cuore del Judo stesso.

 

 

 

 

l Shin Den Shin

 

 

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