Marzo 2009: Un nuovo Presidente per il Kodokan di Tokyo?

 

 

 

 

 

Il Judo, come è noto a tutti, prende origine da una antichissima tradizione. Esso nasce da un sunto della esperienza che generazioni e generazioni si sono trasmesse e di una valorizzazione della parte migliore delle arti che queste si sono tramandate.

Secondo Kano un Insegnante di Judo avrebbe dovuto:

“.....studiare diligentemente in modo da divenire esperto sia nelle tecniche di attacco che di difesa. In aggiunta alle competenze del combattimento senza armi, l'istruttore di Judo deve essere anche capace nelle arti del Bojutsu (bastone) e Kenjutsu (spada). Deve inoltre essere in grado di comprendere come un uomo può trarre vantaggio in combattimento e giungere alla vittoria o di come un'altro giunge alla sconfitta. L'istruttore deve avere una dettagliata conoscenza della educazione fisica, dei metodi di insegnamento e deve avere ben saldo in sé il significato di cosa sia educazione morale. Infine egli deve capire come i principi del Judo possano estendersi in modo che possano essere utili alla vita quotidiana e come egli stesso possa rendersi utile alla la società …...

Kano Jigoro  (Kano Jigoro Chosakushu vol. III)”.

Kano non pensa ad uno sport codificando (e non creando dal nulla) la tecnica e la cultura alla base del suo Kodokan Judo.

Certo che alla morte di Kano le cose cambiarono presto.

Nel 1938 il successore di Kano e secondo presidente del Kodokan fu Nango Jiro.

Nango Jiro era nipote di Kano stesso e judoka di altissimo livello, presente al Kodokan fin dai primi tempi del Judo. Qualcosa però durante la sua presidenza già inizia a cambiare nel Judo. Il legame con il Bujutsu già tende ad affievolirsi, mentre lo Shiai prende un posto sempre più importante, specialmente per quanto riguarda le competizioni scolastiche. Negli ultimi anni della sua vita Kano aveva aspramente criticato le prime degenerazioni che egli intravedeva nel sistema di competizioni del Judo, ma naturalmente con lui si spense anche il dissenso che poteva fermare una futura modificazione della  tradizione del Judo.

La fine della seconda guerra mondiale vide il Giappone costretto a una revisione totale del proprio modello educativo. I vincitori volevano modificare alla radice i meccanismi che avevano dato vita all'orgoglio e al nazionalismo di questo paese.

Anche il Judo non fu immune da questo processo storico.

Quando la pratica del Judo fu nuovamente ammessa, dopo essere stata vietata per vari anni, gli occupanti imposero che il Judo non fosse più quello che era prima della guerra, ma si trasformasse in una disciplina sportiva. C'era la chiara volontà di eliminare ogni pericolo che nella disciplina del Judo potessero persistere elementi che avevano contribuito a creare la mentalità e il carattere del popolo sconfitto.

Nango Jiro si era distinto per il suo patriottismo e non era gradito come presidente del Kodokan, così nel 1946, alla riapertura del Kodokan, gli successe Risei Kano, figlio adottivo di Kano Jigoro.

Risei Kano non era un Judoka, non aveva mai praticato Judo. Difficile per lui dare una linea, tracciare un percorso che rendesse viva la tradizione del Judo.

Progressivamente con le Olimpiadi di Tokyo e con il nascere delle varie federazioni internazionali, il Kodokan perse la forza di dirigere l'evoluzione del Judo. Progressivamente il Judo cominciò a presentarsi solo ed esclusivamente come uno sport.

Yukimitsu Kano nel Febbraio del 1980 è poi succeduto a suo padre Risei. Anche Yukimitsu Kano non è un Judoka. Come per suo padre deve essere stato molto difficile tenere il timone dell'Istituto che ha creato il Judo. Forti problemi economici, difficoltà gestionali e problemi politico sportivi non hanno aiutato il Kodokan negli ultimi 20 anni. Il ruolo del Kodokan, la sua autorevolezza e la sua influenza sono mano a mano venuti meno, mentre il Judo (se lo si può chiamare così) ha preso la sua strada, divenendo un mero sport da combattimento. Quante cose sono cambiate da quando Kano pensava a cosa avrebbe dovuto insegnare un Istruttore. Forse non si immaginava che l'educazione fisica sarebbe divenuta preparazione atletica, che lo Shiai si sarebbe svilito in una gara, che il patrimonio culturale del Judo sarebbe divenuto un tema caro solo ad alcune cerchie ristrette di praticanti.

In Giappone oramai tutti sanno che un nuovo Presidente sta per prendere il posto di Kano Yukimitsu, il quale intende ritirarsi forse già il prossimo Aprile.

Si parla di un grande campione, Haruki Uemura.

 

 

Egli è nato a Uki, Kumamoto il 14 Febbraio 1951. Nel suo curriculum sono rilevanti il titolo Olimpico a Montreal nel 1976 e la vittoria ai campionati del Mondo di Vienna nel 1975, come anche il secondo posto di Losanna nel 1972, dietro a Ninomiya, anche lui della squadra giapponese.

Uemura non è un insegnante del Kodokan,  ma ricopre la carica di di Senior Managing Director del Kodokan stesso. Forse ne il diverrà Presidente, dopo una definitiva approvazione che sarà resa ufficiale nel mese di Marzo.

Forse si tratta dell'uomo giusto o forse no.

Spero fortemente di sbagliarmi, ma mi sembra la fine definitiva di una epoca. Non si tratta solo del fatto che Uemura sarebbe il primo Presidente del Kodokan a non fare parte della famiglia Kano, si tratta di quale impronta egli possa imprimere. Uemura è uno dei cinque direttori sportivi della IJF, la International Judo Federation. I campioni del Judo giapponese dagli anni '70 in poi hanno avuto un approccio esclusivamente sportivo al Judo. Potremmo dire che più che Judo hanno praticato l' Olympic Judo.

Forse Uemura potrebbe portare il Kodokan verso una nuova e definitiva rivoluzione culturale.

Dal Jujitsu al Judo si è detto in passato, dal Judo all'Olympic Judo forse diremo in futuro.

I vecchi e grandi Maestri stanno per lasciare il Kodokan. Osawa, Daigo e Abe sono oramai molto anziani e si parla di un loro prossimo ritiro dagli incarichi che li hanno visto dirigere il Kodokan.

 

 

Il Maestro Yamamoto ha già lasciato la direzione del Dojo del Kodokan da due anni.

Non credo che esista una generazione capace di sostituirli a parte alcune eccezioni (ad esempio Tadashi Sato).

Non so cosa sarà del Judo del futuro e non so nemmeno se il Judo avrà un futuro.

Una volta ho letto un libro di Judo che, parlando del Bujutsu, diceva che queste vecchie pratiche sopravvivono in ristretti gruppi di fanatici praticanti.

Chissà se un giorno leggeremo parole simili quando si vorrà descrivere coloro che vorranno continuare a praticare il “vecchio Judo”.