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Il
Judo, come è noto a tutti, prende origine
da una antichissima tradizione. Esso nasce
da un sunto della esperienza che generazioni
e generazioni si sono trasmesse e di una
valorizzazione della parte migliore delle
arti che queste si sono tramandate.
Secondo
Kano un Insegnante di Judo avrebbe dovuto:
“.....studiare
diligentemente in modo da divenire esperto
sia nelle tecniche di attacco che di difesa.
In aggiunta alle competenze del combattimento
senza armi, l'istruttore di Judo deve essere
anche capace nelle arti del Bojutsu (bastone)
e Kenjutsu (spada). Deve inoltre essere
in grado di comprendere come un uomo può
trarre vantaggio in combattimento e giungere
alla vittoria o di come un'altro giunge
alla sconfitta. L'istruttore deve avere
una dettagliata conoscenza della educazione
fisica, dei metodi di insegnamento e deve
avere ben saldo in sé il significato di
cosa sia educazione morale. Infine egli
deve capire come i principi del Judo possano
estendersi in modo che possano essere utili
alla vita quotidiana e come egli stesso
possa rendersi utile alla la società …...
Kano
Jigoro (Kano Jigoro Chosakushu vol.
III)”.
Kano
non pensa ad uno sport codificando (e non
creando dal nulla) la tecnica e la cultura
alla base del suo Kodokan Judo.
Certo
che alla morte di Kano le cose cambiarono
presto.
Nel
1938 il successore di Kano e secondo presidente
del Kodokan fu Nango Jiro.
Nango
Jiro era nipote di Kano stesso e judoka
di altissimo livello, presente al Kodokan
fin dai primi tempi del Judo. Qualcosa però
durante la sua presidenza già inizia a cambiare
nel Judo. Il legame con il Bujutsu già tende
ad affievolirsi, mentre lo Shiai prende
un posto sempre più importante, specialmente
per quanto riguarda le competizioni scolastiche.
Negli ultimi anni della sua vita Kano aveva
aspramente criticato le prime degenerazioni
che egli intravedeva nel sistema di competizioni
del Judo, ma naturalmente con lui si spense
anche il dissenso che poteva fermare una
futura modificazione della tradizione
del Judo.
La
fine della seconda guerra mondiale vide
il Giappone costretto a una revisione totale
del proprio modello educativo. I vincitori
volevano modificare alla radice i meccanismi
che avevano dato vita all'orgoglio e al
nazionalismo di questo paese.
Anche
il Judo non fu immune da questo processo
storico.
Quando
la pratica del Judo fu nuovamente ammessa,
dopo essere stata vietata per vari anni,
gli occupanti imposero che il Judo non fosse
più quello che era prima della guerra, ma
si trasformasse in una disciplina sportiva.
C'era la chiara volontà di eliminare ogni
pericolo che nella disciplina del Judo potessero
persistere elementi che avevano contribuito
a creare la mentalità e il carattere del
popolo sconfitto.
Nango
Jiro si era distinto per il suo patriottismo
e non era gradito come presidente del Kodokan,
così nel 1946, alla riapertura del Kodokan,
gli successe Risei Kano, figlio adottivo
di Kano Jigoro.
Risei
Kano non era un Judoka, non aveva mai praticato
Judo. Difficile per lui dare una linea,
tracciare un percorso che rendesse viva
la tradizione del Judo.
Progressivamente
con le Olimpiadi di Tokyo e con il nascere
delle varie federazioni internazionali,
il Kodokan perse la forza di dirigere l'evoluzione
del Judo. Progressivamente il Judo cominciò
a presentarsi solo ed esclusivamente come
uno sport.
Yukimitsu
Kano nel Febbraio del 1980 è poi succeduto
a suo padre Risei. Anche Yukimitsu Kano
non è un Judoka. Come per suo padre deve
essere stato molto difficile tenere il timone
dell'Istituto che ha creato il Judo. Forti
problemi economici, difficoltà gestionali
e problemi politico sportivi non hanno aiutato
il Kodokan negli ultimi 20 anni. Il ruolo
del Kodokan, la sua autorevolezza e la sua
influenza sono mano a mano venuti meno,
mentre il Judo (se lo si può chiamare così)
ha preso la sua strada, divenendo un mero
sport da combattimento. Quante cose sono
cambiate da quando Kano pensava a cosa avrebbe
dovuto insegnare un Istruttore. Forse non
si immaginava che l'educazione fisica sarebbe
divenuta preparazione atletica, che lo Shiai
si sarebbe svilito in una gara, che il patrimonio
culturale del Judo sarebbe divenuto un tema
caro solo ad alcune cerchie ristrette di
praticanti.
In
Giappone oramai tutti sanno che un nuovo
Presidente sta per prendere il posto di
Kano Yukimitsu, il quale intende ritirarsi
forse già il prossimo Aprile.
Si
parla di un grande campione, Haruki Uemura.
Egli
è nato a Uki, Kumamoto il 14 Febbraio 1951.
Nel suo curriculum sono rilevanti il titolo
Olimpico a Montreal nel 1976 e la vittoria
ai campionati del Mondo di Vienna nel 1975,
come anche il secondo posto di Losanna nel
1972, dietro a Ninomiya, anche lui della
squadra giapponese.
Uemura
non è un insegnante del Kodokan, ma
ricopre la carica di di Senior Managing
Director del Kodokan stesso. Forse ne il
diverrà Presidente, dopo una definitiva
approvazione che sarà resa ufficiale nel
mese di Marzo.
Forse
si tratta dell'uomo giusto o forse no.
Spero
fortemente di sbagliarmi, ma mi sembra la
fine definitiva di una epoca. Non si tratta
solo del fatto che Uemura sarebbe il primo
Presidente del Kodokan a non fare parte
della famiglia Kano, si tratta di quale
impronta egli possa imprimere. Uemura è
uno dei cinque direttori sportivi della
IJF, la International Judo Federation. I
campioni del Judo giapponese dagli anni
'70 in poi hanno avuto un approccio esclusivamente
sportivo al Judo. Potremmo dire che più
che Judo hanno praticato l' Olympic Judo.
Forse
Uemura potrebbe portare il Kodokan verso
una nuova e definitiva rivoluzione culturale.
Dal
Jujitsu al Judo si è detto in passato, dal
Judo all'Olympic Judo forse diremo in futuro.
I
vecchi e grandi Maestri stanno per lasciare
il Kodokan. Osawa, Daigo e Abe sono oramai
molto anziani e si parla di un loro prossimo
ritiro dagli incarichi che li hanno visto
dirigere il Kodokan.
Il
Maestro Yamamoto ha già lasciato la direzione
del Dojo del Kodokan da due anni.
Non
credo che esista una generazione capace
di sostituirli a parte alcune eccezioni
(ad esempio Tadashi Sato).
Non
so cosa sarà del Judo del futuro e non so
nemmeno se il Judo avrà un futuro.
Una
volta ho letto un libro di Judo che, parlando
del Bujutsu, diceva che queste vecchie pratiche
sopravvivono in ristretti gruppi di fanatici
praticanti.
Chissà
se un giorno leggeremo parole
simili quando si vorrà descrivere coloro
che vorranno continuare a praticare il “vecchio
Judo”.
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