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E’ molto bello leggere le parole che
il Sig. Brondani, ad una lezione organizzata a Parigi in occasione di
una visita in Francia del maestro Abe, ha rivolto ai Maestri Abe e
Pelletier, in nome dei presenti. L’evento si è tenuto a Parigi,
allo Stade Francais il 26 marzo 2009. Le parole del Sig. Brondani
trasmettono affetto e rispetto assieme, amore per il Judo e per i
valori umani di cui esso è naturale veicolo. Mi viene da chiedermi
chi mai avrebbe rivolto in Italia parole di questo genere, in una
occasione pubblica, verso i due Maestri prima citati o verso altri
ancora. Chi ha rivolto parole simili verso Maestri come Koike, che
tanto ha fatto per il Judo italiano? Oppure quale grande gruppo o
organizzazione ha avuto simili pensieri verso l’impegno che alcuni
grandi Maestri (come ad esempio Yamamoto Shiro Sensei), hanno profuso
attraverso viaggi di insegnamento dal Giappone, per lo sviluppo del
Judo italiano? O ancora dov’è, se esiste in Italia, un Maestro che
merita il rispetto che il Sig. Brondani esprime per il Maestro
Pelletier, considerandolo esempio vivente del suo stesso
insegnamento, incarnazione dei valori che ha cercato di trasmettere
ai suoi allievi attraverso il Judo? Se si pensa al Judo come sport,
campionati, politica sportiva, speculazione filosofica o altre cose
del genere, è difficile pensare che possano nascere parole come
quelle del discorso che segue. Una persona che si è attardata tutta
la vita in una concezione del Judo che non abbia contemplato la
propria pratica continua , è difficile possa essere ritenuta
incarnazione del messaggio del Judo. Il discorso che segue deve essere uno
strumento di riflessione, che serva non solo a dare il giusto risalto
a personaggi come Abe Sensei e Pelletier Sensei, ma che ci faccia
pensare a quale idea di Judo stiamo perseguendo, cosa cerchiamo di
fare ogni giorno per la nostra pratica e per quella dei nostri
studenti e infine cosa dobbiamo cambiare nel nostro comportamento,
individuale e collettivo, a partire da oggi.
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Jean-Claude
Brondani 8°Dan tiene il suo discorso
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Caro
Sig. Abe, Caro Sig. Pelletier,
E
'un privilegio per me questa sera poter dire queste poche parole a
nome di tutti i vostri studenti presenti fra noi fisicamente o
moralmente.
Cari
amici, studenti del Judo Club St.Martin e dello Stade Francais,
abbiamo la possibilità di vedere riuniti davanti a noi questa sera
due grandi personaggi del Judo mondiale. Essi hanno ottenuto i più
alti gradi che possono essere concessi. Il 10°. Dan per il Sig.
Ichiro Abe, e il 9 ° Dan per il Sig. Guy Pelletier, come
riconoscimento delle loro competenze e della loro conoscenza del
Judo. Mi auguro che tutti siate ben consapevoli che abbiamo davanti a
noi due dei principali attori che hanno segnato nel corso degli
ultimi sessanta anni, la storia, con la S maiuscola, della nostra
disciplina.
In
modo che tutti possano comprendere l'unicità di questo momento, è
necessario fare un piccolo riassunto storico. Il Sig. Abe arrivò a
Tolosa nel 1951, su iniziativa dei fratelli Lasserre, grandi
animatori del Judo della Linguadoca , persone che hanno espresso una
concezione umanistica e universale del Judo. Rapidamente la notizia
fece il giro nella piccola cerchia di appassionati. Un giovane
professore, emissario ufficiale Kodokan di Tokyo,proponeva una nuova
forma di pratica e di insegnamento del Judo. Fu allora, che
arrivarono da tutta la Francia, quelli che erano, allora come oggi, i
pionieri del Judo francese: Guy Pelletier, Levannier, Belaud, Baudot,
Moreau, Midan, per citare i più famosi. Per loro la scoperta di
un'altra forma di judo fu una vera e propria rivoluzione, un ritorno
alle basi e ai principi fondamentali della utilizzazione ottimale
della energia e del sostegno reciproco. Essi pensavano di aver visto
tutto della disciplina, (il Sig. Pelletier fu nominato 1° Dan nel
1942, Cintura nera N 7, che con Luc Levannier fu parte della prima
squadra di Francia nel 1947). Li attendeva un nuovo mondo, che univa,
senza apparente sforzo fisico, la bellezza e l'armonia del gesto alla
efficacia. Fu loro rivelata una nuova e immensa prospettiva di
progresso.
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Pelletier
Guy Sensei osserva la pratica
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Ciò
che il Sig. Abe ha diede ai suoi studenti, il Sig. Pelletier lo
trasmise ai propri allievi (più di 1000 cinture nere furono
formate). Questi divennero a loro volta insegnanti e trasmisero le
conoscenze ai loro allievi. Di queste persone ne citerò una, che i
membri dello Stade Francais conoscono bene. Questi è Maurice Gruel,
che ha raggiunto il grado di 9° Dan. Dopo aver studiato Judo in
Giappone come studente speciale del Kodokan per 8 anni, in condizioni
talvolta difficili, egli trascorse il resto della sua carriera al
servizio del Judo francese, prima come allenatore della equipe della
Francia e poi come quadro federale, Presidente del collegio delle
cinture nere di Parigi e infine Presidente della sezione Judo dello
Stade Francais.
Il
suo stato di salute precaria gli impedisce di essere con noi questa
sera. Abbiamo così per lui un pensiero affettuoso. Oltre a Maurice
Gruel ci sono ora quattro o cinque generazioni di Judoka che
condividono questa concezione del Judo e formano una vera e propria
scuola. Coloro che ne fanno parte sono facilmente riconoscibili da
tutti. Essi hanno un certo atteggiamento, " una forma del corpo"
come diciamo noi, che li rende diversi e identificabili. Questa
dovrebbe essere una questione di orgoglio per voi.
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Abe
Sensei spiega Tai Otoshi
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Dopo
la Francia, il Sig. Abe si stabilii in Belgio, da dove diffuse
l’esempio in tutta Europa. Contemporaneamente il Sig. Pelletier
divenne allenatore nazionale, e svolse un ruolo importante in materia
di insegnamento del Judo in Francia e circa l'arbitraggio a livello
europeo e mondiale. Divenne consulente per l'Africa, e, come tale,
contribuì allo sviluppo del Judo africano. Ricordo che nel 1961 fu
l'arbitro della storica finale dei campionati del mondo tra Anton
Geesink e Koji Sone.
Il
Judo oggi è molto cambiato. Noi siamo di coloro a cui dispiace, ma
questo può esimerci dal constatare l’ineluttabile. Il lato fisico
è sempre più dominante. L'aspetto sportivo e competitivo ha preso
la precedenza sull'aspetto educativo. Il denaro è sempre più
presente, mentre la presenza di sponsor e di mercanti dal tempio è
sempre più visibile. Il doping fortunatamente è ancora discreto,
anche se in realtà inquina i campionati.
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al
centro Abe e Pelletier
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Sembra
di ritrovare la situazione di degrado che Jigoro Kano trovò nell’
antico Ju-Jitsu, prima di creare da esso il Judo. Ci si potrebbe
chiedere se oggi egli riconoscerebbe la sua creatura.
Sono
coloro che fra noi sono più giovani che devono difendere adesso la
tradizione di questo insegnamento, anche se forse questo non porta
medaglie, ma dà certamente tanto piacere a coloro che lo seguono e
fa sì che essi non si lascino mai la pratica.
Caro
Sig. Abe, Caro Sig. Pelletier, di questa tradizione voi siete la
prova vivente, dato che praticate ogni giorno assiduamente, e
continuamente ci mostrate le cose da apprendere o approfondire. Ho
sentito tante volte il Sig. Pelletier ripetere che non dobbiamo mai
smettere la pratica. Voi ne siete la perfetta dimostrazione.
In
Francia troviamo molto difficile chiamare qualcuno Maestro. Forse
questo è legato alla nostra storia: la rivoluzione del 1789, la
abolizione dei privilegi e le connotazioni connesse a questa
qualifica.
Spesso
viene messa della malizia o a volte dell’affetto nel pronunciare
“Maestro”.
Ma
si può anche considerare la Maestria come la piena padronanza di
un’arte, di una scienza o di una Via. L’obbiettivo di un Maestro
è di dare ai propri allievi la conoscenza che permetta loro di
superarlo, e mentre fa questo egli stesso continua a progredire, per
cui ciò non accade. Considerando la parola Maestro in questo senso,
non ho alcuna riserva a porvi , Caro Maestro Abe e Caro Maestro,
Pelletier, tutta la nostra gratitudine per il vostro insegnamento e
il vostro esempio. Si aggiunge a questo tutta la nostra ammirazione
per la vostra competenza. Queste qualità rappresentano per noi
un’ideale, che nonostante i nostri sforzi, restano al di là della
nostra portata.
Jean-Claude
Brondani 8°Dan.
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