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Osawa
Yoshimi 10°Dan
Itsutsu
no Kata
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L’esercizio dei Kata nel Judo può considerarsi sport?
Eseguire un esercizio di forma nel Judo può essere paragonato ad un esercizio
di ginnastica artistica? Il Judo sta divenendo sempre più sport e sempre meno
Cultura. I Kata, oltre che per preservare la tradizione e la tecnica della
disciplina erano, come ogni forma artistica giapponese, pensati per contribuire
alla formazione del praticante, dal punto di vista fisico ed emozionale. Come
sappiamo Kano, non inventando niente di nuovo, aveva riaffermato l’uso di un principio
base delle discipline giapponesi che attraverso l’esercizio equilibrato di
Randori e Kata, ricercano il perfezionamento del praticante. Con
perfezionamento intendo la ricerca del praticante stesso di migliorarsi, di
approfondire lo studio, di praticare e ricercare attraverso il contatto con
insegnanti di valore. Poi è trionfato lo sport ed il kata è stato dimenticato
per molti anni. La competizione, il combattimento, hanno stregato generazioni
di Judoisti che, applicando al Judo i principi propri di un qualsiasi sport,
hanno dimenticato l’origine della disciplina ed il suo senso. L’importante è
vincere. Se la tecnica è sporca, volgare e pericolosa, non importa.
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Anche se la
tecnica è assente non importa, quando basta la forza bruta a raggiungere lo scopo.
Meglio allenarsi con i pesi piuttosto che perdere tempo con l’approfondimento
della tecnica. Il Judo è divenuto così quello che abbiamo di fronte agli occhi.
Un' arena di personaggi muscolosi che si avvinghiano in una lotta
incomprensibile, con regole complicate e difficilmente comprensibili.Mostrate
una cassetta di Judo ad un profano e ascoltate le sue impressioni, non si
tratta certo di una visione affascinante. E’ inutile che le Federazioni, gli
Enti o chiunque altro si sforzino per dimostrare la vitalità e l’importanza
dello sport del Judo. I numeri parlano meglio di qualsiasi altra cosa e
l’irrefrenabile calo dell’interesse e del numero dei praticanti di questo
“Sport” è il verdetto negativo inappellabile che la società emette, considerati
i valori educativi, formativi e ricreativi che il “Judo” offre a chi lo
pratica. In altre parole lo Sport ha ferito il Judo concentrandosi per ora
sull’aspetto dello Shiai. Ora si prepara a finirlo occupandosi del Kata. Se per
ora tutta la preparazione di un judoista era pensata per la riuscita nel
combattimento, ora questa si allarga anche al Kata, concedendo spazi anche ai
meno forti e a coloro che l’età allontana dalle competizioni. Tuttavia questo è
solo un bene apparente. La mancanza di cultura judoistica fa si che
l’avvicinamento al Kata sia inteso come mezzo per fare competizione e non come
esercizio mirato al proprio miglioramento e al proprio sviluppo judoistico,
vissuto come pratica disinteressata e come ricerca. Mi si obbietterà che invece attraverso le
gare tanti riscopriranno la pratica dei Kata, ma per quale motivo? Per
competere, per vincere qualcosa contro qualcuno altro e non per vivere il Judo, non
per bisogno interiore di studio e approfondimento. Al posto di creare un
sistema di gare, perché non adottare come al Kodokan di Tokyo un sistema di
certificazioni che attestino il grado di abilità raggiunta? Una coppia esegue
un Kata, poi i due si scambiano i ruoli ed infine una commissione di Maestri,
in base ad un giudizio espresso in centesimi rilascia a chi supera la prova un
diploma di piena padronanza (Osameru) o di conoscenza (Narai). Non c’è classifica
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Yamamoto
Shiro 8° Dan
Koshiki
no Kata (Uke A.Oltremari)
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Non c’è né un primo né un
ultimo. Più persone possono acquisire lo stesso diploma. Ognuno si prepara
cercando di migliorare se stesso, senza nessuna forma di competizione con gli
altri. Ascoltando invece i racconti di conoscenti che frequentano le più
importanti competizioni di Kata, sento ripetere le stesse parole di sempre :“Aveva vinto Tizio, ma gli arbitri hanno fatto
vincere Caio”, “Come si fa a fare gare di Kata quando gli arbitri non ci
capiscono niente”, “Io ero il migliore e mi hanno voluto fare perdere”..etc.
etc. etc. etc.etc. etc..etc.
etc. etc. etc. etc. etc.....
Lo stesso imbarbarimento che ha pervaso le gare di
Shiai e che ha fatto si che un momento formativo si trasformasse in una bolgia
condotta in una arena, sta per abbattersi anche sul Kata. Una nuova palestra
per il trionfo dell’Ego sta per sorgere, mentre una disciplina creata per
tutt’altri scopi lentamente scompare. Il Judo non può rinascere dando fiato ai
bisogni del pubblico, alle richieste delle masse cresciute guardando la TV,
agli sponsor o alle convenienze economiche e organizzative. Il Judo ha senso in
sé stesso, nella sua natura e nel suo contenuto. L’introduzione dei principi
dello sport moderno in questa disciplina ne snaturano l’essenza ed il
significato, condannando prima questa disciplina alla sua decontestualizzazione
culturale e poi alla sua stessa fine.
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