Tratto da “The Hiden Budo&Bujutsu” Settembre 2007

           rivista giapponese dedicata al Budo e al Bujutsu

 

 

la rivista Hiden Budo e Bujutsu

 

Ichigido Bujutsu - Maestro Shiigi Munenori

Diario di un viaggio di insegnamento in Italia 

I praticanti di Budo europei dediti alla pratica dei Kata 

 

Il Maestro Shiigi Munenori insegna seguendo le orme del padre, Shiigi Keibun, che oltre ad aver dato al Budo praticato dalla famiglia la forma di “Ichigido”, ha profondamente studiato il Judo, il Katori Shinto Ryu e altre forme di Budo. Il Maestro è partito per un viaggio di insegnamento dopo la metà del mese di maggio.Di seguito vi proponiamo ciò che il Maestro ci ha raccontato circa la sua esperienza di insegnamento, soprattutto dei Kata di Judo.

 

Shiigi Sensei e A.Oltremari

Shiigi Sensei e M.Poli

Shiigi Sensei a Trevi

 

L’interesse per i “Kata” di Judo

 

Invitato dagli amici di spada e di Judo, dal 14 al 30 maggio ho soggiornato in Italia, passando giorni completamente dediti al Bujutsu e al vino.

Gli amici di spada sono molto appassionati; mi ha reso molto felice vedere con i miei occhi il loro miglioramento e constatare la costanza della loro ricerca.

Per quanto riguarda il Judo, il 19 e il 20 di maggio ho visitato Jesi e Trevi, dove sono stato invitato da istruttori del livello di 4 Dan e 5 Dan, interessati in special modo al rapporto fra Judo e Jujitsu.

A Jesi, per caso, ho potuto assistere agli esami per 1° e 2° Dan.

Sono rimasto sorpreso e contento nel vedere che gli esami non comprendevano solo il randori o lo shiai, ma era indispensabilmente richiesto anche Nage no Kata, Katame no Kata, Gokyo no Waza, Renraku Waza, Kaeshi Waza. Le valutazioni erano severe e attente e la tecnica e il comportamento degli esaminati erano assolutamente esemplari, a cominciare dal Reiho fino al Waza. Si sentiva un’atmosfera piena di forza ed entusiasmo.

Ho ricordato con un po’ di nostalgia e di piacere che anch’io ero così da giovane.

Una volta finiti gli esami, come mi era stato richiesto, siamo entrati nello studio del “Kime no Kata” la forma del combattimento reale del Judo.

Ciò che desideravano studiare era sia la forma attualmente insegnata al Kodokan che la forma originaria legata al Jujitsu.

Ho insegnato, riassumendo, i seguenti punti:

1)     Le differenze fra il kata insegnato oggi che ha assunto una forma fissa e la forma originale in cui erano previste variazioni.

2)     l’originale kime delle tecniche “di effetto immediato”.

3)     Il modo originario di segnalare la resa.

4)     La realtà della tecnica di Atemi Waza.

Dopo aver terminato la pratica, insieme ad insegnanti ed allievi, siamo andati a festeggiare al ristorante bevendo il vino bianco tipico della zona. La sera abbiamo dormito da Claudio, l’insegnante di Judo di Jesi, in una grande casa in collina circondata a perdita d’occhio da un’oliveto; nelle vicinanze le lucciole illuminavano la sera. A casa c’erano due cani e due gatti; in ogni stanza erano esposte tante coppe.

 

Shiigi Sensei e A.Oltremari - Jujitsu

 

Gianna Giraldi  e Alessio Oltremari - RyoTo

Un cuore per ricercare il vero Budo

 

Il giorno seguente per molte ore abbiamo studiato il Jujitsu presso il Dojo di Antonio, l’insegnante di Judo di Trevi. Erano anche presenti insegnanti di Jujitsu, di Aikido e i loro allievi.

All’inizio pensavo di valutare il livello dei partecipanti per impostare la lezione, ma pensando che non fosse cortese, ho deciso di iniziare dai fondamentali. Ho spiegato varie tecniche fra le quali leve articolari e proiezioni ad esse correlate, i modi per paralizzare, la tecnica del colpire (atemi-waza). Ho focalizzato la spiegazione sull’efficacia delle tecniche anche per le richieste di alcuni praticanti di aikido presenti alla lezione. Ho avuto molto piacere nel praticare con tutti i partecipanti visto il loro interesse e impegno. Ho pensato che questo è il vero Jitakyouei (Io e gli altri insieme per la mutua prosperità). Alla fine della pratica, abbiamo fatto delle foto e ho firmato degli attestati di partecipazione, terminando la lezione in un clima di grande cordialità, fra strette di mano e manifestazioni di simpatia reciproca.  Anche in questo giorno abbiamo bevuto il vino bianco della zona e assaggiato dei piatti cucinati con il tartufo, prodotto tipico di queste terre. Questi luoghi sono anche famosi per la coltura dell’olivo; un allievo mi ha donato un bokken da lui costruito per me in legno di olivo. In  questi giorni ho trovato un’accoglienza che mi ha scaldato il cuore.

Il Budo è una via per coltivare lo spirito dell’essere umano ed è patrimonio dell’umanità.  C’è chi afferma che “lo spirito del Budo giapponese non può essere compreso dagli stranieri” oppure “il Bujutsu è un’eredità della cultura giapponese e nasconde i propri misteri”, ma a mio avviso non è così. Il Budo è patrimonio dell’umanità, e non è pervaso da magia. Esistono ancora persone in Giappone che hanno frainteso tecniche come Kanashibari (paralizzazioni) come se fossero frutto di poteri magici, ma nel bujutsu tutto ciò non esiste.

 巧言令色すくなし仁” (Kougen reishoku sukunashijin) “Belle parole e vistosa apparenza raramente sono associate alla vera virtù”. *  

Come “in un corpo sano dimora uno spirito sano”, così  il fondamento del rei è il rispetto e l’amore per gli altri, non la sola forma e gestualità esteriori. Ci sono occasioni in cui nella forma del Rei (saluto) è nascosta arroganza e mancanza di rispetto. Chi ha compreso il reiho, non critica le altre scuole assume comportamenti arroganti.

La ricerca del bujutsu non è una cosa semplice. E’ attraverso un percorso non privo di sofferenza che si inizia a conoscere sé stessi e aprire il proprio cuore verso gli altri.

Il bujutsu si attua attraverso il processo di shu-ha-ri (apprendere e conservare – distaccarsi – trascendere), e conoscere questo significa percorrere la Via.

* aforisma di Confucio